Sant’Eustorgio

Re Magi, Inquisizione e catacombe

Sant’Eustorgio è una chiesa antichissima, la sua storia si intreccia con la leggenda e le sue origini si perdono nei miti della prima cristianità. Appartiene al mito quella reliquia che attira molti e stupisce gli altri: la tomba dei Re Magi, custodita nella basilica. Poi la storia prosegue, parla di domenicani e martiri, di Inquisizione e roghi. Sant’Eustorgio più che una chiesa è un racconto, e voglio provare a narrarvelo.

Piazza Sant’Eustorgio è un grazioso angolo di Milano che affaccia su Corso di Porta Ticinese. Gli alberi, la pavimentazione in ciottoli e pietra, la splendida basilica romanica, tutto concorre a renderla una gradevole oasi nel traffico cittadino. Eppure è proprio qui che l’Inquisizione a Milano si è instaurata e fortificata.

Prima di entrare in chiesa guardate alla vostra destra: si nota una statua insolita, un santo domenicano con un grosso coltello conficcato nel capo. Si tratta di Pietro da Verona, canonizzato come san Pietro Martire. Ne abbiamo già parlato con la Cappella Portinari: inquisitore domenicano, ucciso da due catari (e quindi martire), fu lui a guidare l’apertura del Tribunale dell’Inquisizione a Milano tra il 1233 e il 1234. Dopotutto non è un caso che sia il patrono dell’Inquisizione. Il tribunale aveva sede presso il convento, al numero 3 di piazza Sant’Eustorgio, proprio alla vostra sinistra. Dal pulpito esterno che vedete all’ingresso della basilica Pietro da Verona era solito arringare le folle di fedeli. In città non era questo il luogo deputato ai roghi ma accusati di stregoneria o eresia vennero bruciati anche qui, proprio dove ora si trova questa graziosa piazza.

Ancora un istante prima di varcare la soglia ed entrare in chiesa: alzate lo sguardo verso il campanile. Non è sormontato da una croce, come ci si aspetterebbe, ma da una stella a otto punte. Sarà proprio questa stella a guidarci verso leggende ben più antiche; in fondo quando i domenicani ottennero Sant’Eustorgio, nel 1227, la basilica aveva già alle spalle una storia quasi millenaria.

È venuto il momento di entrare. Vi trovate in un edificio le cui origini risalgono al IV secolo. La leggenda narra che intorno al 325 Elena, madre dell’imperatore Costantino, donò al vescovo Eustorgio i corpi dei tre Re Magi. Egli portò le reliquie a Milano su un carro trainato da buoi, ma durante il viaggio un lupo attaccò il carro e uccise uno dei due animali; Eustorgio allora ammansì la belva e la legò al carro al posto del bue morto. Giunto nei pressi di Milano il carro si fece sempre più pesante, finché fu impossibile procedere. Il vescovo lo interpretò come segnale divino e lì fece edificare la chiesa che avrebbe custodito i sacri corpi.

La basilica fu realmente eretta da Eustorgio, vescovo di Milano dal 344 al 350 d.c. Le forme romaniche che potete ammirare derivano da interventi successivi, tra l’XI e il XIII secolo. Poi la chiesa crebbe ancora, si aggiunsero nuove cappelle, dandole quella forma irregolare e quella mescolanza di stili che la caratterizzano. Oggi è la terza chiesa madre di Milano, dopo il Duomo e sant’Ambrogio; forse non sarà il perfetto esempio di chiesa romanica, ma a me piace il suo susseguirsi di architetture diverse: parlano di una storia millenaria e la rendono più tangibile, più concreta.

Attraversando la chiesa vedrete diversi richiami alla stella, a volte a sei altre a otto punte. Finché eccolo: nell’ultima cappella a destra si erge l’imponente sarcofago che reca incisa l’inequivocabile scritta Sepulcrum Trium Magorum. Questo annuncia il simbolo sul campanile: indica a cittadini e forestieri che qui si trova la tomba dei Re Magi. In origine all’interno del sarcofago si trovavano davvero le spoglie attribuite ai Magi; poi arrivò Federico Barbarossa che nel 1162 conquistò la città e donò i sacri resti all’arcivescovo di Colonia. Solo nel 1904 Milano riottenne parti dei preziosi corpi (due fibule, una tibia e una vertebra) che riposano tuttora nell’urna in bronzo a fianco della tomba.

Ma le sorprese di questa basilica non sono finite: non solo conserva ancora resti della prima costruzione, quella del IV secolo, visibili sotto l’abside; ma anche altri tesori, nascosti nel suo Museo (sfortunatamente a pagamento). Vicino alla porta laterale della chiesa, all’inizio del percorso museale, si trova una misteriosa scala.

Scendendo i suoi gradini accederete a sotterranei più antichi della chiesa stessa: le catacombe paleocristiane. Si dice che si estendano fino alla chiesa di San Lorenzo, creando un labirinto sotterraneo di sepolture cristiane e pagane. Da Sant’Eustorgio accederete alle prime tre sale, cosa si celi oltre il muro della terza non lo si sa per certo. Altre sale probabilmente, ormai crollate e inaccessibili. Il nucleo più antico delle catacombe risale al III secolo; già prima che sorgesse la basilica nella zona di Porta Ticinese abitavano le prime comunità cristiane, è possibile che si trovassero proprio in questi luoghi cimiteriali: la legge romana proibiva il culto ma permetteva le associazioni funerarie. Tra le lapidi esposte spicca l’incisione più antica, quella dedicata all’esorcista Vittorino. Risale al 377, periodo in cui era vescovo Ambrogio, e suggerisce che a quell’epoca gli esorcisti non solo esistevano ma godevano di una certa importanza.

Risalendo in superficie potrete attraversare l’esposizione delle reliquie, fino ad arrivare a quel capolavoro dell’arte rinascimentale che da solo vale una visita alla chiesa: la Capella Portinari.